July 5, 2021

DI RAFFAELE PANIZZA5 LUGLIO 2021

La figlia ha sedici anni, la madre è la diva italiana del cinema. Per la copertina di Vogue Italia posano assieme per la prima volta. Questa è la storia di due generazioni allo specchio, un pomeriggio a Parigi

Il 30 settembre del 1964, quando Monica Bellucci veniva al mondo, il mondo non emetteva un fremito e anzi pensava ad altro. Al funerale di Togliatti. Al primo film dei Beatles sul culto della celebrità: “A Hard Day’s Night”. A Martin Luther King in visita dal Papa e alla Ferrero che lanciava la Nutella. Quarant’anni dopo e sedici anni fa invece, quando veniva al mondo la sua primogenita Deva Cassel, il mondo l’ha saputo subito. Il mondo “pensava a lei”. I media annunciavano l’evento e tutti per un istante abbiamo cercato di comporne a mente le fattezze, addolciti da un lampo di probabile assoluto in un mondo dove bellezza e bruttezza, adesso come allora, si scambiavano costantemente di posto: la strage dei terroristi ceceni nella scuola di Beslan. Le prime voci su una novità chiamata Facebook. La mancata ratifica della Costituzione europea. Le speranze di pace in Medio Oriente defunte insieme al leader palestinese Yasser Arafat. 

Foto di Paolo Roversi

Tutto scorre così velocemente che entrambe le loro vite, entrambe le loro storie, appaiono ugualmente distanti. Tanto che nel dileguarsi rabbioso del passato, nella sua prospettiva schiacciata, potrebbero essere quasi coetanee. Mentre nell’accelerazione spietata del presente, le due sono ormai irriducibili: da una parte una pubertà che sta portando a termine la sua schiusa, dall’altra la più graziosa delle maturità che si compie e finalmente si placa.  Monica e Deva. Deva e Monica. Creature ora riunite in uno studio fotografico di Parigi davanti alla Hasselblad formato 6×4.5 di Paolo Roversi, che Monica l’ha fotografata tante volte, mentre Deva mai. Il risarcimento che giunge ora, però è grande: insieme, non le aveva ancora immortalate nessuno. «Tempo fa Monica mi aveva mostrato una foto sul telefonino ed è stato colpo di fulmine. Deva possiede in volto il sogno e il mistero. Monica invece l’ho sempre vista e fotografata come “la Bellucci”, come un bambino che la ammira proiettata sul grande schermo, come m’accadeva da ragazzo con Lucia Bosè e le grandi dive», dice il fotografo. Monica e Deva, nel frattempo, sono uscite dall’ascensore. Sono passate al trucco e ora, davanti all’obiettivo, vorrebbero fondersi, vulcanizzarsi l’una nell’altra. Monica in particolare, lo vorrebbe da morire. L’ha sognato e ne ha parlato a tavola la scorsa sera. Ma quando arriva il momento agognato, per qualche motivo la fusione non si verifica, la materia e l’anima – pur in questa loro evidente consuetudine di carezze – risultano meno permeabili del previsto. È la legge della vita. L’ineluttabile principio di individualizzazione: Deva è una giovane donna che irrompe, Monica un corpo sacro venuto oggi a lasciar spazio all’affermarsi di una nuova creatura, ed è bello vederglielo fare con questa fiera naturalezza mediterranea imparata osservando madri, nonne e zie abbassare lo sguardo. Deva e Monica. Monica e Deva.

Deva e basta.  «Sinceramente m’immaginavo qualcosa di diverso: lei abbandonata sulle mie gambe e i nostri capelli al vento che diventavano una cosa sola», dice Monica davanti alla bacheca con tutti i look: Dolce, Valentino, Armani, Dior, Scervino, Chanel. Novanta per cento Italia, dieci per cento Francia, esattamente come le loro ossa. «Deva è nata a Roma, e quando parliamo in genere non usiamo il francese. L’italiano è la sua lingua madre», rivendica Bellucci, che prima di accettare questo servizio fotografico ne ha voluto parlare con la secondogenita Léonie, 11 anni compiuti da poco. Anche Deva a un certo punto appare quasi contrariata: «Non so, sono troppo distaccata, troppo seria», si arrovella, di fronte a un’immagine bellissima nella quale in un certo senso troneggia, e inconsapevolmente vede il proprio Dna liberarsi e scivolare giù dalle spalle come polvere, e forse se ne spaventa. Monica osserva protettiva e curiosa questo piccolo patire, comprende e accompagna il tormento del passaggio. Le ha persino chiesto perché avesse voluto fare questo servizio fotografico assieme, e Deva le ha dato una risposta meravigliosa: perché l’ultima volta che ci hanno fotografate insieme ero nella tua pancia (a fotografare Monica al settimo mese fu Fabrizio Ferri, ndr). Adesso che sto cominciando il mio viaggio, mamma, voglio che accada ancora. «Ed è esattamente questo che desidero per mia figlia: respiro, indipendenza, aria». 

Posano ancora. Monica allunga naso e bocca verso le ciocche ondulate di sua figlia, gode nell’inalarne il profumo, e allungando sempre più voluttuosamente il collo mostra il platino, l’onice e lo smeraldo di un orecchino Cartier. Oltre a qualche punto esclamativo lasciato sulla sua pelle dal tempo. Guarda Roversi e dice qualcosa di quasi impercettibile, accentuando il movimento delle labbra per mantenere il segreto del messaggio: «Paolo, guardaci, siamo carne viva».  Pausa. Monica indossa una veste da camera bordeaux mentre Deva giochicchia con l’applicazione di Apple Music in accappatoio bianco. S’avvicina: «Io e lei non abbiamo scontri, mai. Sono una madre dolce, cerco di prenderla sempre dal verso del pelo». Puntini sospensivi. Si torna sul set. Quando posa mamma, Deva non viene a guardare mai. E viceversa, medesimo trattamento. Anche se Monica, incrociandola nel corridoio, d’impulso abbandona questo piccolo fair play e forse un po’ esagera: «Mamma mia, ma che cos’è questa ragazza!», esclama, facendo girare tutti e contemporaneamente registrando il disappunto di Deva, che la guarda un po’ torva, un po’ imbarazzata, mentre cerca di allentare la morsa alla gola di un colletto Tudor firmato Dolce&Gabbana. Monica cambia tono, le cede il palco con un «Amore, that’s you now», e s’allontana dal set con gesto sottolineato: «Non voglio metterla in imbarazzo, e in più lo so benissimo come posa» dice orgogliosa e partecipe, un po’ custode e un po’ arco per questa figlia-freccia che ha già scattato due campagne e cinque copertine internazionali. E presto – la notizia non è ancora stata divulgata – diventerà ambassador per la maison Christian Dior. Vedere gli scatti materializzarsi sul computer è interessante ed ermeneutico. Analizzare il confronto tra la consapevolezza interpretativa di Monica Bellucci e quel modo ancora stupito che ha Deva nel farsi catturare, da cerbiatto sorpreso tra le foglie: «Lei è così, libera da sempre, prende aerei da sola da quando ha 13 anni e parla cinque lingue. Ha visto come tiene lo sguardo? Non ha paura di nulla».

 Continua… 

Foto in apertura. Monica Bellucci e la primogenita Deva in uno scatto di Paolo Roversi dal servizio di copertina di questo mese. Monica: tubino di raso. Deva: tubino di raso e orecchini. Tutto Dolce&Gabbana. Styling Ibrahim Kamara.

Leggete l’intervista integrale sul nuovo numero di Vogue Italia è in edicola dal 6 luglio
(c) VOGUE

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July 5, 2021

 

 
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Публикация от Monica Bellucci (@monicabellucciofficiel)

 

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June 7, 2021

Carole Bouquet et Monica Bellucci pour «Les fantasmes»

@thesingingplant_company

📺 🍿 C’est parti pour la tournée promo: @monicabellucciofficiel et Carole Bouquet en direct sur le plateau de @qofficiel pour parler de (leurs?) 🎞 LES FANTASMES , de David et @funkynozze Foenkinos
Sortie au cinéma le 19 Août 😃
Produit par @mandarin_prodtv , @gaumont_ avec un casting

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March 13, 2021
February 14, 2021

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Публикация от Signe Vilstrup (@signe_vilstrup)

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February 14, 2021

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