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  2021/07/11
Monica Bellucci interpreta Maria Callas no Festival Internaciona...
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A atriz Monica Bellucci é Maria Callas no Festival Internacional de Teatro de Almada. A peça está em palco este fim-de-semana no Centro Cultural de Belém, em Lisboa. video – rtp.pt

 
  2021/07/01
Monica Bellucci a F: «Essere single non è la mia vocazione»
Published by: |   Comments Off on Monica Bellucci a F: «Essere single non è la mia vocazione»      Read MORE      Filed Under: INTERVIEW, MAGAZINE
 

Te lo hanno sempre detto. Sei la piu bella.
E tu, da quando avevi 18 anni, dici: «Ce ne sono altre più belle di me». Essere o non essere la più bella del reame? Esserlo, quando il fotografo scatta, quando parte il ciak, e poi dimenticarselo. Hai un’età, 56 anni, in cui le dive un tempo erano oltre il viale del tramonto. Per te, invece, ogni giorno è un’alba. «La nottata è passata. L’avevo detto, no?». Solare e ombrosa, Monica Bellucci ti abbaglia per la bellezza accecante, mentre l’ombra la protegge perch «a un certo punto della vita, non può essere tutto pubblico».
«Era Monica Bellucci? Parlavi con lei?». Caschetto, occhiali neri, trench. L’ultimo incontro dal vivo, per caso, poco prima del Covid, novembre 2019, all’aeroporto, volo di linea per Parigi. «Sembra una che non se la tira». Avanzare e sottrarsi, fuggire mostrandosi. Per questo scelgono sempre lei. Una donna allo specchio. Che non si fa più da tempo la domanda che ti condanna a una vita di veleni. Sono ancora io la più bella del reame?
Monica, cosa vede adesso fuori della sua !nestra?
Chiese e palazzi bellissimi. E verde, tanto verde. Sono a So0a, in Bulgaria, una città d’arte immersa in una vegetazione incredibile. Non me l’aspettavo. È un posto pazzesco, circondato da montagne piene di boschi.
Una vacanza, un lavoro, un amore?
Lavoro. Il set di un 0lm di Martin Campbell con Liam Neeson, Memory. Interpreto Davana, una magnate, capo di un fondo di investimento. Una donna potente ma anche molto pericolosa.
Ai David di Donatello è apparsa intabarrata in un vestitone di scena, senza trucco e con parruccone bianco. Irriconoscibile.
Stavo girando La Befana vien di notte – Le origini,di Paola Randi. Un progetto nuovo, bello, un po’ fuori dalle righe, un fantasy.
Nel collegamento col Quirinale, Geppi Cucciari ha commentato: «Ecco a voi Ivana Spagna».
Anche un mio amico mi ha detto: «Sembravi Patti Smith». Si vede che ho stimolato un sacco di ricordi. Scusi, ma che problema c’è a presentarsi vestita con gli abiti da scena di un 0lm?
Nessuno.
Ah, ecco. La costumista Mary Montalto, tra l’altro, ha fatto un lavoro stupendo. E poi il mio personaggio è quello di una strega buona che protegge i bambini di madri bruciate sul rogo. Il ruolo è quello di una donna adulta, che ha vissuto.
Donna “vissuta” come Anita Ekberg, che ha interpretato in The Girl in the Fountain di Antongiulio Panizzi. Un’attrice di bellezza sfolgorante che si ritirò a 50 anni. E, quando incontrò Fellini, disse che più che La dolce vita il !lm della sua vita avrebbe dovuto intitolarsi La vita amara.
Le donne di allora, dive comprese, non avevano la libertà che abbiamo noi oggi. E a 50 anni non solo la tua vita di donna ma anche la tua vita cinematogra0ca era 0nita da un po’. Nel 0lm si comprende che cos’era lo star system a quel tempo, un mondo completamente dominato dagli uomini.
A teatro invece porta in scena Maria Callas.
Quando è arrivata la pandemia abbiamo interrotto lo spettacolo, ma presto lo riprenderemo. A luglio in Portogallo, a settembre al teatro di Erode Attico ad Atene, poi, a novembre, a Milano, Roma e Venezia.A dicembre a Mosca e San Pietroburgo, e anche a Parigi. E, nel 2022, Londra e New York.

Che donna era la Callas?
Divina come cantante lirica e come attrice. Ma era anche una donna dal cuore semplice. Raccontava sempre che il dramma della sua vita, il suo più grande dolore, era stato non aver avuto !gli.
Fama, denaro, carriera immensa non le sono bastati?
Dive come la Callas, ma anche la Ekberg, anche se avevano una vita pubblica molto viva e fremente, nell’esistenza quotidiana erano sole, con pochi amici e grandi storie d’amore ma dif!cili. Quello che mi piace di loro però è l’enorme coraggio. Avere la forza di vivere in modo potente. La passione della Callas con Onassis non è qualcosa che accade a tutte. È una fortuna che capita a poche donne.
Fortuna? Anche se ti consumi, ci muori per questo amore?
È il concetto greco di Eros e Thanatos, amore e morte. Quando si parla della Callas spesso dicono: «Ma che vita tragica ha avuto». Io invece dico: «Ma che vita viva!». È importante anche avere la possibilità di vivere storie dif!cili.
Anche a lei è capitato, di vivere storie dif!cili?
Certo, capita. Ma sono periodi della vita, che corrispondono a momenti precisi. Quello che cercavo a 20 o a 30 anni in una relazione non è quello che cerco a 50.
Si ama una volta sola? C’è un solo grande amore?
No. Proprio perché quello che cerchi a 20 anni in un uomo non è quello che cerchi a 60, ci sono ricerche diverse e incontri diversi.
Adesso cosa cerca?
Vivo, semplicemente.
Sola?
La solitudine è bella, ma deve durare poco. A meno che tu non sia un’asceta.
Lei non lo è?
Posso esserlo per un certo periodo ma non per un tempo in!nito, non è la mia vocazione. Oggi, comunque, tengo per me la mia vita privata, non ne parlo. A una certa età si può fare, no?
Il regista Gaspar Noé, che l’ha diretta in Irréversible dove c’è la famosa scena della violenza sessuale con il suo ex marito Vincent Cassel, la descrive come l’attrice più audace che abbia mai conosciuto.
Audace? Lo sono quando mi danno l’occasione di esserlo.
Ha sempre avuto l’occasione di scegliere, o è stata scelta?
Questo lavoro è una questione di scelte. Sinceramente non avrei mai pensato, a 25 anni, che sarei arrivata a 56 e avrei ancora avuto la possibilità di farlo: di scegliere.
Nel 1991, un giornalista che la intervistava le attribuì la dote delle vere star: saper far sognare.
Non penso si possa descrivere se stessi. È come quando ci domandiamo perché succedono le cose. Accadono e basta.
Una cosa bella vissuta di recente?
Quando Paolo Virzì mi ha chiamato per il suo !lm Siccità venivo da una Parigi dove tutto era chiuso. A Roma ho potuto mangiare fuori con i miei amici, una di quelle cose semplici che diventano meravigliose.
Ha sofferto il lockdown?
Sono stata chiusa per tre mesi con le mie !glie sulla costa francese. Seguivo Léonie che doveva fare i compiti al computer dalle 9 alle 16. Poi tv, la cena e a letto. Mi sembrava di essere tornata in un mondo arcaico, di rifare la vita che facevo da piccola.
Ha detto che Deva e Léonie assomigliano molto al padre.
Deva ha la sua pelle e i suoi occhi. Léonie ha preso la sua energia, è molto vivace.
Deva farà la modella?
È avvenuto tutto in modo casuale. Era con me a Milano. Domenico e Stefano (Dolce e Gabbana, ndr) l’hanno vista e le hanno chiesto di lavorare con loro. Per ora si sta divertendo, va a scuola, è al penultimo anno del liceo. Vediamo cosa le piacerà fare, ma non credo sia una cosa sola.
Le ragazze di oggi vogliono tutto?
Volere tutto è qualcosa che appartiene piuttosto alla nostra generazione, cresciuta negli Anni ’80, mossa da un arrivismo sfrenato. I ragazzi di oggi hanno soprattutto voglia di imparare. E sono anche più consapevoli di noi dei valori importanti: ecologia, rispetto del pianeta, rispetto dell’altro.
Monica Bellucci: italiana vulcanica o tranquilla francese?
Smorzo il mio fuoco col senso del limite francese. Ho imparato a canalizzare. Un uomo le fa un complimento. Come reagisce? C’è una differenza tra un complimento fatto in modo garbato e un’aggressione, oggi c’è una tendenza a fare un miscuglio di tutto.
Il mondo di oggi è ancora maschilista?
Non credo alla guerra con l’altro sesso, sono per trovare un’intesa. E per dare agli uomini la possibilità di esprimere la loro parte femminile. Una volta quando vedevi un bambino che prendeva tra le mani una bambolina gliela tiravi via dicendo: no! Oggi i padri vanno al parco con la carrozzina, così come trovi la donna pilota o astronauta. Ma ci vorrà tempo prima che questo porti a grandi cambiamenti.
Il colpo più duro da assorbire?
Ho 56 anni, sono a metà strada della vita. Se voglio arrivare a 90, magari, i colpi più duri devono ancora arrivare.
Cosa la aspetta domani?
Credo che ognuno di noi vada avanti secondo la sua stella.
La sua dove la sta portando?
Non posso saperlo.
Perché?
Non sono io che la vedo, è lei che vede me.

 
  2020/10/16
Monica Bellucci en interview
Published by: |   Comments Off on Monica Bellucci en interview      Read MORE      Filed Under: INTERVIEW
 

Après une trentaine d’années passées à incarner des dizaines de rôles au cinéma, que ce soit aux États-Unis, en Italie ou en France, dans des comédies, des drames ou des thrillers, on aurait pu jurer que Monica Bellucci n’avait vraiment plus rien à prouver… Pourtant, c’est il y a à peine un an que la comédienne se lançait un nouveau défi en acceptant, pour la première fois de sa carrière, de fouler les planches d’un théâtre pour y incarner – littéralement seule sur scène – la femme qui se cachait derrière l’une des plus grandes voix au monde : Maria Callas.    


« LA VIE EST UNE RECHERCHE PERMANENTE ET C’EST ÇA QUI LA REND SI BELLE ET SI PASSIONNANTE À VIVRE ! »

MORGANE LAS DIT PEISSON : Le spectacle Maria Callas : lettres et mémoiresreprend…

MONICA BELLUCCI : Je suis très heureuse qu’on puisse le rejouer à certains endroits même si des dates comme celles d’Athènes ont dû être annulées… Prendre en compte le virus est malheureusement devenu une « normalité » dans notre façon de vivre et de travailler… On prend encore plus conscience que tout peut basculer d’un moment à l’autre…

L’art, plus utile que jamais…

Je crois que dans une période comme celle que nous sommes en train de vivre, le rapport à la culture est encore plus essentiel qu’avant. Il répond à une soif qu’on a d’évasion et de légèreté, il nous permet de nous détacher d’une quotidienneté qui nous étouffe un peu depuis quelques mois…

Un spectacle qui va vraiment voyager…

J’ai déjà eu la chance d’interpréter la version italienne de Maria Callas : lettres et mémoires pendant le Festival di Spoleto en Italie qui s’est tenu cet été et, après cette reprise française, je devrais, si tout va bien, jouer la version anglaise pour une tournée en Angleterre et aux Étas-Unis… C’est assez incroyable pour une première expérience théâtrale surtout avec un spectacle aussi intime.

Toute « nouvelle » et seule sur scène…

(rires) Oui le théâtre est une nouvelle expérience pour moi ! Tom Volf m’a contactée pour ce projet en me donnant une lettre de la Callas à lire, je suis littéralement tombée amoureuse de ces mots alors j’ai accepté assez naturellement sans vraiment prendre conscience de ce qui m’attendait ! (rires)

Un exercice très différent du cinéma…

Je n’ai jamais nié ma peur de monter sur scène… C’est un mélange de fascination, d’excitation et de craintes que l’on ne retrouve pas au cinéma. Le rapport au public qu’offre la scène est vraiment nouveau pour moi, les retours sont immédiats et surtout,on est exposé à vif ! Au cinéma, une fois que l’oeuvre est faite, elle voyage toute seule tandis que le théâtre a sans cesse besoin d’un comédien qui accepte d’exposer sa fragilité devant tout le monde… 

La Callas faisait déjà partie de votre vie ?

J’avais tourné une série américaine avec Gael García Bernal – Mozart in the Jungle – dans laquelle j’incarnais une chanteuse d’opéra et pour préparer ce rôle, j’avais fait beaucoup de recherches sur Caballé, Netrebko et Callas bien évidemment. En quelque sorte, j’étais déjà un peu familiarisée à son univers lorsque ce spectacle a débarqué dans ma vie. C’est une artiste à la dualité fascinante, d’un côté on a cette femme à la forte – et parfois dure – personnalité qui a chanté dans le monde entier et de l’autre, une vie intime que peu de gens connaissaient, faite de sensibilité et de fragilité. Le spectacle de Tom Volf est magnifique parce qu’il nous permet d’entrer avec délicatesse et respect dans l’intimité de ce personnage illustre.

Camper La Callas…

Contre toute attente, j’ai presque trouvé ça plus « simple » que d’inventer un personnage… Bien sûr, il ne faut pas la trahir ni décevoir les gens qui l’aiment mais elle est si connue, qu’il était facile de se documenter. Elle a tellement bouleversé les âmes et marqué les esprits par son courage qu’elle ne peut être qu’un cadeau pour une actrice ! C’est une femme qui a eu la force de dire et de faire des choses à une époque où les femmes n’avaient pas ces libertés. Elle s’est battue pour ses idées et pour ses amours bien qu’elle ait eu une vie courte. Elle a eu le courage de vivre des émotions intenses et c’est pour ça, qu’aujourd’hui encore, elle est un exemple pour toutes les femmes !

Ni une lecture, ni une imitation..

On est sur une représentation, une évocation de La Callas dans laquelle je donne très humblement ma voix à sa pensée… J’ai abordé ce rôle avec énormément de respect car je dis des choses qu’elle a dites, pensées et ressenties au plus profond…Je n’ai pas le droit de la trahir, de la surjouer ou de la caricaturer car c’est Maria que je campe finalement, pas tellement La Callas… Elle était adulée, admirée et entourée mais au fond, tout ce qu’elle aurait voulu, c’était d’avoir une famille. Tout le monde dit qu’elle a souffert de ses amours mais moi je pense que sa plus grande souffrance, c’est de ne pas avoir eu d’enfants…

On a à tort tendance à penser qu’une personne connue dans le monde entier ne peut être que comblée…

On n’est pas sur cette terre pour être comblé, on y est pour faire une recherche… La seule chose qui doit nous combler, c’est d’avoir la chance d’être là, d’être vivantet de pouvoir faire des choses. La vie, que l’on soit connu ou non, c’est une recherche permanente et c’est ça qui la rend si belle et si passionnante à vivre !(rires) Je pense que Callas a eu cette force là, celle de faire sa propre recherche tout au long de sa vie au point de trop aimer, trop donner et de finir par s’épuiser… Elle a vécu « Vissi d’arte, vissi d’amore », uniquement pour son art et pour l’amour. Après la mort d’Onassis – bien qu’il l’ait faite beaucoup souffrir -, elle n’a plus pu chanter, c’est comme si sa vie n’avait plus de sens, elle était brisée…

 

© Propos recueillis par Morgane Las Dit Peisson • Photos  Andrea Kim Mariani

 

 
  2020/10/15
Monica Bellucci dans la peau de Maria Callas. Son entretien avec...
Published by: |   Comments Off on Monica Bellucci dans la peau de Maria Callas. Son entretien avec Monaco Hebdo      Read MORE      Filed Under: INTERVIEW, VIDEO
 

Ce jeudi 15 octobere, Monica Bellucci se glissera sous les traits de Maria Callas pour des lectures exceptionnelles des Lettres et Mémoires de la célèbre cantatrice, dans un spectacle mis en scène par Tom Volf. Monaco Hebdo l’a rencontrée juste avant sa représentation dans la mythique salle de l’opéra Garnier de Monaco. L’actrice italienne se livre sur ses débuts au théâtre, sur ce rôle et évoque ses futurs projets.

 
  2020/10/15
Théâtre : Monica Bellucci incarne Maria Callas
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Elle joue Maria Callas sur la scène de la Salle Garnier… Rencontre avec l’actrice italienne Monica Bellucci qui lance ce soir la saison du Théâtre Princesse Grace.

 
  2020/10/05
Monica Bellucci e Helmut
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Con Helmut Newton la Bellucci è stata pugilatrice e cameriera.  Sposa e fustigatrice. Dominata e dominante.  La diva ricorda «quello scambio muto tra un genio che leggeva qualcosa di me,  e io che gli permettevo di leggerlo»

In una suite fiorentina Monica Bellucci ride mentre litiga con le cialde e la macchinetta, cammina sotto una volta affrescata, si stupisce di tanto lusso, serve il caffè. Curiosa in modo astuto e intelligente, passerebbe il tempo a far domande, piuttosto che sentirne di nuove. Intorno agli occhi ha un trucco scuro, «ancora quello di ieri sera», dice con disinteresse, e neppure un filo di occhiaie che a Helmut Newton – l’ha scritto nell’autobiografia – piacevano tanto perché le considerava confessioni esplicite di autoerotismo. Gentile e colma di sé, appare a suo agio nel suo non essere mai completamente a suo agio, consapevole del doppio sogno che vive chiunque la incontri, scomposta e ricomposta sulle pareti corticali, che fatica.  Parla volentieri. Esclama «vafanculò», con una effe sola e l’accento, quando racconta della scelta di portare in Grecia il suo monologo su Maria Callas. E di recitarlo, aiutata dai sottotitoli, direttamente in italiano: «Una lingua stupenda che purtroppo viaggia troppo poco: vaf….!».

Si fa scappare che in Italia, ora come ora, ci tornerebbe a vivere volentieri. Programma per il momento sospeso perché c’è un nuovo film da girare a Parigi: Les fantasmes. Che guarda caso, in francese, vuol dire “fantasie”. Indossa una tutina nera che le fascia il corpo, sempre più esile e slanciato di quanto il sogno mediterraneo che incarna lasci immaginare. Ha piedi che hanno fatto l’amore con la tomaia delle scarpe firmate, migliaia e migliaia di paia. Caviglie che Helmut Newton ha voluto nude, per cingerle poi con speroni da cavallerizza, frustino in mano, in una primavera del 2001 a Monte Carlo per il servizio di Vogue Italia che riproponiamo in queste pagine. «Otto anni prima c’era stata la campagna per Blumarine a Nizza, pubblicata nel libro A Gun for Hire. Il lavoro per Vogue Italia è stato invece incluso nella raccolta Sex and Landscapes», ricorda Matthias Harder, direttore della Fondazione Newton. Monica ripercorre quei giorni, la memoria dei particolari è un po’ stinta, la verità di fondo no: «Gli uomini, artisticamente intendo, mi hanno molto amata, Helmut incluso, e non saprei dire perché. Agli uomini devo tutto».

Quando pensa a Newton, che fermo immagine vede?

Una scena in bianco e nero, e un uomo di ottant’anni con una forza vitale gigante, accattivante, con diecimila idee al minuto, a dimostrazione che l’età, quando c’è il fuoco, scompare.

Quali ingredienti aveva quell’energia?

Sensualità, capacità di guardare con occhi acuti. Una forza che assorbiva e dava, e immortalava la mia maturità ancora acerba.

E lei, materia malleabile tra le sue mani.

Quando mi sento rispettata divento così, disposta a giocare: un gioco molto rischioso e molto alto.  Sono passati quasi quarant’anni dal suo debutto, venti da quelle foto.

Che pasta espressiva possiede il suo corpo, adesso?

Quello di una donna adulta che è maturata, come fa la frutta. Questo è un argomento totalmente nuovo, sa? La novità di noi donne che pur senza la giovinezza biologica dei vent’anni abbiamo una femminilità e una sensualità che continua, nel cinema come nella vita.

Ha appena terminato le riprese di un film su Anita Ekberg, che è dolorosamente sfiorita, eccome.

Il regista Antongiulio Panizzi non voleva fare un film sul corpo, quanto sul mestiere dell’attrice, su cosa la spinge a entrare in un ruolo o no, sul divismo di ieri e di oggi. Il nostro è un lavoro metafisico, che non ha biglietto da visita, non è medico, né architetto né avvocato. A Parigi emblematicamente ci chiamano mademoiselle per tutta la vita: puoi essere sposata, avere cinquemila figli, e sei sempre signorina.

Osano anche con lei?

Certo. È come se fossimo di dominio pubblico. Come se non facessimo parte del disegno del tempo.

La prima volta davanti all’obiettivo di Newton, nel 1993, lei che donna era?

Stavo fluttuando. Stavo cercando. Lasciavo un periodo fatto di viaggi e moda, che conoscevo bene, per passare al cinema, che non conoscevo affatto e dove avrei potuto schiantarmi. Avevo un amore, a Roma, e non m’ero ancora trasferita in Francia. Due anni dopo ho girato il mio primo film a Parigi, L’appartement: ho incontrato Vincent, e il film ha ottenuto il Bafta come miglior pellicola in lingua non inglese.

(continua)

L’intervista integrale è su Vogue Italia, in edicola dal 6 ottobre

 
  2020/09/06
Monica Bellucci : ” Le métier de comédien rend humble, l...
Published by: |   Comments Off on Monica Bellucci : ” Le métier de comédien rend humble, les enfants le font aussi bien que nous”      Read MORE      Filed Under: INTERVIEW
 

Invitée du Grand Atelier, quelques jours avant le confinement, Monica Bellucci et ses invités nous convient à une discussion autour du cinéma, du théâtre et de l’image en compagnie de ses invités : Gérard de Cortanze, Kaouther Ben Hania, Tom Volf, Sonia Sieff et Alex Lutz

Elle a a joué pour les plus grands cinéastes internationaux, mais n’était jamais montée sur les planches. Après Fanny Ardant et Marie Laforêt dirigées à l’époque par Polanski, dans « Master Class », elle a incarné Maria Callas et dit des lettres de la cantatrice et des extraits de ses mémoires, sous la direction d’un fan absolu de la diva, Tom Volf, au Bouffes Parisiens à Paris.

Première expérience théâtrale donc après une carrière au cinéma aussi remplie que diverse. Impossible de la faire entrer dans une case, tant elle aime surprendre.

Ecoutez –