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  2021/07/06
Monica Bellucci lors d’un dîner italien au restaurant de ...
Published by: |   Comments Off on Monica Bellucci lors d’un dîner italien au restaurant de l’Elysée      Read MORE      Filed Under: MAGAZINE
 

Benvenuto in Francia ! Lundi 5 juillet, les couleurs de l’Italie se sont invitées à l’Élysée. À l’occasion de la visite d’État du président italien, Sergio Mattarella, et de sa fille, Laura, Brigitte Macron en a profité pour accueillir ses propres convives lors du dîner. Dans la cour du palais de l’Élysée, la première dame a alors reçu les actrices Monica Bellucci et Carole Bouquet. Cette dernière a des liens puissants avec le pays, puisqu’elle produit un vin issu de ses vignes à Pantelleria en Sicile.

L’actrice italienne se tourne une dernière fois vers les photographes avant de rentrer dans le palais de l’Élysée, accueillie par Brigitte Macron. (Paris, le 5 juillet 2021.)

L’emploi du temps de Monica Bellucci

Ces derniers jours, l’actrice italienne ne cesse de se retrouver sous les feux des projecteurs. Dans la journée du lundi 5 juillet – juste avant le dîner à l’Élysée – Monica Bellucci a fait une apparition à la Fashion Week de Paris, lors du défilé Dior. Après le repas présidentiel, l’héroïne de Malena a dévoilé sur son compte Instagram la couverture du Vogue Italie de juillet 2021, sur laquelle elle pose en compagnie de sa fille, Deva Cassel. Côté cinéma, Monica Bellucci sera à l’affiche du film Fantasmes de David et Stéphane Foenkinos, qui devrait sortir en août 2021.

(c) madame.lefigaro.fr

 
  2021/07/05
Monica Bellucci e la figlia Deva: l’intervista esclusiva
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DI RAFFAELE PANIZZA5 LUGLIO 2021

La figlia ha sedici anni, la madre è la diva italiana del cinema. Per la copertina di Vogue Italia posano assieme per la prima volta. Questa è la storia di due generazioni allo specchio, un pomeriggio a Parigi

Il 30 settembre del 1964, quando Monica Bellucci veniva al mondo, il mondo non emetteva un fremito e anzi pensava ad altro. Al funerale di Togliatti. Al primo film dei Beatles sul culto della celebrità: “A Hard Day’s Night”. A Martin Luther King in visita dal Papa e alla Ferrero che lanciava la Nutella. Quarant’anni dopo e sedici anni fa invece, quando veniva al mondo la sua primogenita Deva Cassel, il mondo l’ha saputo subito. Il mondo “pensava a lei”. I media annunciavano l’evento e tutti per un istante abbiamo cercato di comporne a mente le fattezze, addolciti da un lampo di probabile assoluto in un mondo dove bellezza e bruttezza, adesso come allora, si scambiavano costantemente di posto: la strage dei terroristi ceceni nella scuola di Beslan. Le prime voci su una novità chiamata Facebook. La mancata ratifica della Costituzione europea. Le speranze di pace in Medio Oriente defunte insieme al leader palestinese Yasser Arafat. 

Foto di Paolo Roversi

Tutto scorre così velocemente che entrambe le loro vite, entrambe le loro storie, appaiono ugualmente distanti. Tanto che nel dileguarsi rabbioso del passato, nella sua prospettiva schiacciata, potrebbero essere quasi coetanee. Mentre nell’accelerazione spietata del presente, le due sono ormai irriducibili: da una parte una pubertà che sta portando a termine la sua schiusa, dall’altra la più graziosa delle maturità che si compie e finalmente si placa.  Monica e Deva. Deva e Monica. Creature ora riunite in uno studio fotografico di Parigi davanti alla Hasselblad formato 6×4.5 di Paolo Roversi, che Monica l’ha fotografata tante volte, mentre Deva mai. Il risarcimento che giunge ora, però è grande: insieme, non le aveva ancora immortalate nessuno. «Tempo fa Monica mi aveva mostrato una foto sul telefonino ed è stato colpo di fulmine. Deva possiede in volto il sogno e il mistero. Monica invece l’ho sempre vista e fotografata come “la Bellucci”, come un bambino che la ammira proiettata sul grande schermo, come m’accadeva da ragazzo con Lucia Bosè e le grandi dive», dice il fotografo. Monica e Deva, nel frattempo, sono uscite dall’ascensore. Sono passate al trucco e ora, davanti all’obiettivo, vorrebbero fondersi, vulcanizzarsi l’una nell’altra. Monica in particolare, lo vorrebbe da morire. L’ha sognato e ne ha parlato a tavola la scorsa sera. Ma quando arriva il momento agognato, per qualche motivo la fusione non si verifica, la materia e l’anima – pur in questa loro evidente consuetudine di carezze – risultano meno permeabili del previsto. È la legge della vita. L’ineluttabile principio di individualizzazione: Deva è una giovane donna che irrompe, Monica un corpo sacro venuto oggi a lasciar spazio all’affermarsi di una nuova creatura, ed è bello vederglielo fare con questa fiera naturalezza mediterranea imparata osservando madri, nonne e zie abbassare lo sguardo. Deva e Monica. Monica e Deva.

Deva e basta.  «Sinceramente m’immaginavo qualcosa di diverso: lei abbandonata sulle mie gambe e i nostri capelli al vento che diventavano una cosa sola», dice Monica davanti alla bacheca con tutti i look: Dolce, Valentino, Armani, Dior, Scervino, Chanel. Novanta per cento Italia, dieci per cento Francia, esattamente come le loro ossa. «Deva è nata a Roma, e quando parliamo in genere non usiamo il francese. L’italiano è la sua lingua madre», rivendica Bellucci, che prima di accettare questo servizio fotografico ne ha voluto parlare con la secondogenita Léonie, 11 anni compiuti da poco. Anche Deva a un certo punto appare quasi contrariata: «Non so, sono troppo distaccata, troppo seria», si arrovella, di fronte a un’immagine bellissima nella quale in un certo senso troneggia, e inconsapevolmente vede il proprio Dna liberarsi e scivolare giù dalle spalle come polvere, e forse se ne spaventa. Monica osserva protettiva e curiosa questo piccolo patire, comprende e accompagna il tormento del passaggio. Le ha persino chiesto perché avesse voluto fare questo servizio fotografico assieme, e Deva le ha dato una risposta meravigliosa: perché l’ultima volta che ci hanno fotografate insieme ero nella tua pancia (a fotografare Monica al settimo mese fu Fabrizio Ferri, ndr). Adesso che sto cominciando il mio viaggio, mamma, voglio che accada ancora. «Ed è esattamente questo che desidero per mia figlia: respiro, indipendenza, aria». 

Posano ancora. Monica allunga naso e bocca verso le ciocche ondulate di sua figlia, gode nell’inalarne il profumo, e allungando sempre più voluttuosamente il collo mostra il platino, l’onice e lo smeraldo di un orecchino Cartier. Oltre a qualche punto esclamativo lasciato sulla sua pelle dal tempo. Guarda Roversi e dice qualcosa di quasi impercettibile, accentuando il movimento delle labbra per mantenere il segreto del messaggio: «Paolo, guardaci, siamo carne viva».  Pausa. Monica indossa una veste da camera bordeaux mentre Deva giochicchia con l’applicazione di Apple Music in accappatoio bianco. S’avvicina: «Io e lei non abbiamo scontri, mai. Sono una madre dolce, cerco di prenderla sempre dal verso del pelo». Puntini sospensivi. Si torna sul set. Quando posa mamma, Deva non viene a guardare mai. E viceversa, medesimo trattamento. Anche se Monica, incrociandola nel corridoio, d’impulso abbandona questo piccolo fair play e forse un po’ esagera: «Mamma mia, ma che cos’è questa ragazza!», esclama, facendo girare tutti e contemporaneamente registrando il disappunto di Deva, che la guarda un po’ torva, un po’ imbarazzata, mentre cerca di allentare la morsa alla gola di un colletto Tudor firmato Dolce&Gabbana. Monica cambia tono, le cede il palco con un «Amore, that’s you now», e s’allontana dal set con gesto sottolineato: «Non voglio metterla in imbarazzo, e in più lo so benissimo come posa» dice orgogliosa e partecipe, un po’ custode e un po’ arco per questa figlia-freccia che ha già scattato due campagne e cinque copertine internazionali. E presto – la notizia non è ancora stata divulgata – diventerà ambassador per la maison Christian Dior. Vedere gli scatti materializzarsi sul computer è interessante ed ermeneutico. Analizzare il confronto tra la consapevolezza interpretativa di Monica Bellucci e quel modo ancora stupito che ha Deva nel farsi catturare, da cerbiatto sorpreso tra le foglie: «Lei è così, libera da sempre, prende aerei da sola da quando ha 13 anni e parla cinque lingue. Ha visto come tiene lo sguardo? Non ha paura di nulla».

 Continua… 

Foto in apertura. Monica Bellucci e la primogenita Deva in uno scatto di Paolo Roversi dal servizio di copertina di questo mese. Monica: tubino di raso. Deva: tubino di raso e orecchini. Tutto Dolce&Gabbana. Styling Ibrahim Kamara.

Leggete l’intervista integrale sul nuovo numero di Vogue Italia è in edicola dal 6 luglio
(c) VOGUE

 
  2021/07/05
Monica Bellucci & Deva Cassel for VOGUE it.
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Публикация от Monica Bellucci (@monicabellucciofficiel)

 

 
  2021/07/01
Monica Bellucci a F: «Essere single non è la mia vocazione»
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Te lo hanno sempre detto. Sei la piu bella.
E tu, da quando avevi 18 anni, dici: «Ce ne sono altre più belle di me». Essere o non essere la più bella del reame? Esserlo, quando il fotografo scatta, quando parte il ciak, e poi dimenticarselo. Hai un’età, 56 anni, in cui le dive un tempo erano oltre il viale del tramonto. Per te, invece, ogni giorno è un’alba. «La nottata è passata. L’avevo detto, no?». Solare e ombrosa, Monica Bellucci ti abbaglia per la bellezza accecante, mentre l’ombra la protegge perch «a un certo punto della vita, non può essere tutto pubblico».
«Era Monica Bellucci? Parlavi con lei?». Caschetto, occhiali neri, trench. L’ultimo incontro dal vivo, per caso, poco prima del Covid, novembre 2019, all’aeroporto, volo di linea per Parigi. «Sembra una che non se la tira». Avanzare e sottrarsi, fuggire mostrandosi. Per questo scelgono sempre lei. Una donna allo specchio. Che non si fa più da tempo la domanda che ti condanna a una vita di veleni. Sono ancora io la più bella del reame?
Monica, cosa vede adesso fuori della sua !nestra?
Chiese e palazzi bellissimi. E verde, tanto verde. Sono a So0a, in Bulgaria, una città d’arte immersa in una vegetazione incredibile. Non me l’aspettavo. È un posto pazzesco, circondato da montagne piene di boschi.
Una vacanza, un lavoro, un amore?
Lavoro. Il set di un 0lm di Martin Campbell con Liam Neeson, Memory. Interpreto Davana, una magnate, capo di un fondo di investimento. Una donna potente ma anche molto pericolosa.
Ai David di Donatello è apparsa intabarrata in un vestitone di scena, senza trucco e con parruccone bianco. Irriconoscibile.
Stavo girando La Befana vien di notte – Le origini,di Paola Randi. Un progetto nuovo, bello, un po’ fuori dalle righe, un fantasy.
Nel collegamento col Quirinale, Geppi Cucciari ha commentato: «Ecco a voi Ivana Spagna».
Anche un mio amico mi ha detto: «Sembravi Patti Smith». Si vede che ho stimolato un sacco di ricordi. Scusi, ma che problema c’è a presentarsi vestita con gli abiti da scena di un 0lm?
Nessuno.
Ah, ecco. La costumista Mary Montalto, tra l’altro, ha fatto un lavoro stupendo. E poi il mio personaggio è quello di una strega buona che protegge i bambini di madri bruciate sul rogo. Il ruolo è quello di una donna adulta, che ha vissuto.
Donna “vissuta” come Anita Ekberg, che ha interpretato in The Girl in the Fountain di Antongiulio Panizzi. Un’attrice di bellezza sfolgorante che si ritirò a 50 anni. E, quando incontrò Fellini, disse che più che La dolce vita il !lm della sua vita avrebbe dovuto intitolarsi La vita amara.
Le donne di allora, dive comprese, non avevano la libertà che abbiamo noi oggi. E a 50 anni non solo la tua vita di donna ma anche la tua vita cinematogra0ca era 0nita da un po’. Nel 0lm si comprende che cos’era lo star system a quel tempo, un mondo completamente dominato dagli uomini.
A teatro invece porta in scena Maria Callas.
Quando è arrivata la pandemia abbiamo interrotto lo spettacolo, ma presto lo riprenderemo. A luglio in Portogallo, a settembre al teatro di Erode Attico ad Atene, poi, a novembre, a Milano, Roma e Venezia.A dicembre a Mosca e San Pietroburgo, e anche a Parigi. E, nel 2022, Londra e New York.

Che donna era la Callas?
Divina come cantante lirica e come attrice. Ma era anche una donna dal cuore semplice. Raccontava sempre che il dramma della sua vita, il suo più grande dolore, era stato non aver avuto !gli.
Fama, denaro, carriera immensa non le sono bastati?
Dive come la Callas, ma anche la Ekberg, anche se avevano una vita pubblica molto viva e fremente, nell’esistenza quotidiana erano sole, con pochi amici e grandi storie d’amore ma dif!cili. Quello che mi piace di loro però è l’enorme coraggio. Avere la forza di vivere in modo potente. La passione della Callas con Onassis non è qualcosa che accade a tutte. È una fortuna che capita a poche donne.
Fortuna? Anche se ti consumi, ci muori per questo amore?
È il concetto greco di Eros e Thanatos, amore e morte. Quando si parla della Callas spesso dicono: «Ma che vita tragica ha avuto». Io invece dico: «Ma che vita viva!». È importante anche avere la possibilità di vivere storie dif!cili.
Anche a lei è capitato, di vivere storie dif!cili?
Certo, capita. Ma sono periodi della vita, che corrispondono a momenti precisi. Quello che cercavo a 20 o a 30 anni in una relazione non è quello che cerco a 50.
Si ama una volta sola? C’è un solo grande amore?
No. Proprio perché quello che cerchi a 20 anni in un uomo non è quello che cerchi a 60, ci sono ricerche diverse e incontri diversi.
Adesso cosa cerca?
Vivo, semplicemente.
Sola?
La solitudine è bella, ma deve durare poco. A meno che tu non sia un’asceta.
Lei non lo è?
Posso esserlo per un certo periodo ma non per un tempo in!nito, non è la mia vocazione. Oggi, comunque, tengo per me la mia vita privata, non ne parlo. A una certa età si può fare, no?
Il regista Gaspar Noé, che l’ha diretta in Irréversible dove c’è la famosa scena della violenza sessuale con il suo ex marito Vincent Cassel, la descrive come l’attrice più audace che abbia mai conosciuto.
Audace? Lo sono quando mi danno l’occasione di esserlo.
Ha sempre avuto l’occasione di scegliere, o è stata scelta?
Questo lavoro è una questione di scelte. Sinceramente non avrei mai pensato, a 25 anni, che sarei arrivata a 56 e avrei ancora avuto la possibilità di farlo: di scegliere.
Nel 1991, un giornalista che la intervistava le attribuì la dote delle vere star: saper far sognare.
Non penso si possa descrivere se stessi. È come quando ci domandiamo perché succedono le cose. Accadono e basta.
Una cosa bella vissuta di recente?
Quando Paolo Virzì mi ha chiamato per il suo !lm Siccità venivo da una Parigi dove tutto era chiuso. A Roma ho potuto mangiare fuori con i miei amici, una di quelle cose semplici che diventano meravigliose.
Ha sofferto il lockdown?
Sono stata chiusa per tre mesi con le mie !glie sulla costa francese. Seguivo Léonie che doveva fare i compiti al computer dalle 9 alle 16. Poi tv, la cena e a letto. Mi sembrava di essere tornata in un mondo arcaico, di rifare la vita che facevo da piccola.
Ha detto che Deva e Léonie assomigliano molto al padre.
Deva ha la sua pelle e i suoi occhi. Léonie ha preso la sua energia, è molto vivace.
Deva farà la modella?
È avvenuto tutto in modo casuale. Era con me a Milano. Domenico e Stefano (Dolce e Gabbana, ndr) l’hanno vista e le hanno chiesto di lavorare con loro. Per ora si sta divertendo, va a scuola, è al penultimo anno del liceo. Vediamo cosa le piacerà fare, ma non credo sia una cosa sola.
Le ragazze di oggi vogliono tutto?
Volere tutto è qualcosa che appartiene piuttosto alla nostra generazione, cresciuta negli Anni ’80, mossa da un arrivismo sfrenato. I ragazzi di oggi hanno soprattutto voglia di imparare. E sono anche più consapevoli di noi dei valori importanti: ecologia, rispetto del pianeta, rispetto dell’altro.
Monica Bellucci: italiana vulcanica o tranquilla francese?
Smorzo il mio fuoco col senso del limite francese. Ho imparato a canalizzare. Un uomo le fa un complimento. Come reagisce? C’è una differenza tra un complimento fatto in modo garbato e un’aggressione, oggi c’è una tendenza a fare un miscuglio di tutto.
Il mondo di oggi è ancora maschilista?
Non credo alla guerra con l’altro sesso, sono per trovare un’intesa. E per dare agli uomini la possibilità di esprimere la loro parte femminile. Una volta quando vedevi un bambino che prendeva tra le mani una bambolina gliela tiravi via dicendo: no! Oggi i padri vanno al parco con la carrozzina, così come trovi la donna pilota o astronauta. Ma ci vorrà tempo prima che questo porti a grandi cambiamenti.
Il colpo più duro da assorbire?
Ho 56 anni, sono a metà strada della vita. Se voglio arrivare a 90, magari, i colpi più duri devono ancora arrivare.
Cosa la aspetta domani?
Credo che ognuno di noi vada avanti secondo la sua stella.
La sua dove la sta portando?
Non posso saperlo.
Perché?
Non sono io che la vedo, è lei che vede me.

 
  2021/05/29
Monica Bellucci: «Ringrazio le donne»
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«Dobbiamo essere grate a tutte coloro che hanno combattuto per noi: la mia generazione ha avuto accesso a una vita sociale e a opportunità che sono mancate alle nostre madri e alle nostre nonne» dice l’attrice, che sul lavoro si fa in… tre: strega (benevola) e Anita Ekberg sullo schermo, Maria Callas a teatro

di MARION DUPUIS

     Monica Bellucci è di fretta. Di passaggio a Parigi, a casa sua, presto salirà su un aereo diretto in Italia.«Devo fare le valigie» aggiunge con quel lieve accento latino cantilenato che dà a ogni sua risposta un fascino indescrivibile. Causa crisi sanitaria, l’intervista a una delle donne più belle del mondo si svolge per telefono. Abbastanza frustrante, ovviamente, non avere l’opportunità di contemplare il suo volto da madonna illuminata, i suoi occhi neri e profondi e quella bocca dal naturale taglio a cuore. Peccato, ci accontenteremo di ascoltare la sua voce cadenzata, alternativamente appassionata e suadente, e ricorderemo soprattutto l’estrema gentilezza di chi, nonostante i ritmi serrati, si prende sempre il tempo di parlare con pazienza, cortesia e rispetto.
Foto di Sabine Villiard/Madame Figaro. Styling: Barbara Baumel. Trucco: Letizia Carnevale @Green Apple Italy using Dolce&Gabbana Beauty. Capelli: John Nollet @Forty-One Studio, Paris. Manicure Elsa Deslandes. 
     Monica bellucci è di fretta. Di passaggio a Parigi, a casa sua, presto salirà su un aereo diretto in Italia. «Devo fare le valigie» aggiunge con quel lieve accento latino cantilenato che dà a ogni sua risposta un fascino indescrivibile. Causa crisi sanitaria, l’intervista a una delle donne più belle del mondo si svolge per telefono. Abbastanza frustrante, ovviamente, non avere l’opportunità di contemplare il suo volto da madonna illuminata, i suoi occhi neri e profondi e quella bocca dal naturale taglio a cuore. Peccato, ci accontenteremo di ascoltare la sua voce cadenzata, alternativamente appassionata e suadente, e ricorderemo soprattutto l’estrema gentilezza di chi, nonostante i ritmi serrati, si prende sempre il tempo di parlare con pazienza, cortesia e rispetto. Eppure, sullo schermo, sarà una strega… «Una strega benevola che salva i bambini» puntualizza. È per il filmLa Befana vien di notte 2 della regista Paola Randi. «Non giravo in Italia dal 2014 e mi ha fatto molto piacere ritornarci. È il mio primo film per bambini, mi sono divertita molto».
    L’attrice italiana, che vive in Francia, gira un film dietro l’altro. Per lei niente immobilità forzata, anche se l’anno scorso si è confinata per un periodo sulla costa basca con le sue due figlie, Deva, 16 anni, e Léonie, 11. Rientrata a Parigi, la sua agenda non si può certo definire una passeggiata. Prima la fine delle riprese di The Girl in the Fountain di Antongiulio Panizzi, dove interpreta la svedese Anita Ekberg (La dolce vita), una delle attrici di culto dell’età d’oro di quel cinema italiano che ha segnato la sua infanzia con protagoniste ome Silvana Mangano, Gina Lollobrigida, Sophia Loren,Monica Vitti e Anna Magnani: «Le giovani generazioni non ne conoscono neppure il nome, ma mi hanno ispirata profondamente» sostiene. Poi c’è il set di Fantasmes dei fratelli Foenkinos, in coppia con Carole Bouquet, e successivamente la serie L’Amour flou, una realizzazione di Canal+ tratta dal film di Romane Bohringer. «Èstato commovente ritrovare Romane. Fu con lei che girai il mio primo filmfrancese ventisei anni fa: L’appartamento». Intanto L’uomo che ha venduto la sua pelle, il lungometraggio che ha girato con il regista tunisino Kaouther Ben Hania, ha concorso agli Oscar 2021 come miglior film straniero.
Presto sul palco nei panni di Maria Callas
     Non appena i teatri riapriranno, la Bellucci riprenderà anche la pièce teatraleMaria Callas, diretta da TomVolf, dove legge - da sola sul palco - le lettere intime della diva greca. Ha recitato in questo ruolo prima a Parigi al Théâtre des Bouffes Parisiens, poi allo Studio Marigny. Una prima volta per questa attrice che non era mai salita sul palco di un teatro. Come mai? «Leggere le sue memorie mi ha letteralmente ipnotizzata. Questa dualità tra l’artista immensa e la donna forte che è stata, e la sua sensibilità esasperata diamante impotente, mi ha sconvolta. Una donna dal cuore spezzato daOnassis, probabile causa della sua morte. Il suo più grande motivo di sofferenza, diceva, era di non avere avuto figli…». Un tema toccante per lei che non esita ad affermare che le sue due figlie sono l’occasione della sua vita, la priorità assoluta, e che le due maternità in sequenza - a 39 e 45 anni - le hanno fatto scoprire un’altra parte di se stessa. «Ma attenzione» precisa, «non è la stessa cosa per tutte. Ho molte amiche che non hanno figli e che esprimono la loro femminilità con altrettanta forza».
     “La Bellissima” come viene chiamata, ha 56 anni. Gloria Swanson aveva solo 50 anni quando fece il suo ritorno in Viale del tramonto di Billy Wilder. L’americana impersonava una vecchia gloria del cinema muto caduta nell’oblio. Un’altra epoca. La Bellucci, invece, ha superato il traguardo dei cinquanta impersonando, fra le altre, una James Bond Girl (la vedova sexy e tragica di Spectre) e posando, nella sua splendida sensualità, sulla copertina di Lui. 
     Glamour italiano, chic alla francese: non per niente è da molti anni l’ambasciatrice di Cartier. Quando le si fa notare la sua longevità cinematografica, in un ambiente non sempre tenero con gli over 30, risponde semplicemente: «Quando ho debuttato, a 25 anni, non avrei mai potuto immaginare di essere ancora sul set a 50. Ma le donne della mia generazione hanno avuto accesso a una vita sociale e a opportunità che sono mancate alle nostre madri e alle nostre nonne. Penso che dobbiamo davvero ringraziare tutte coloro che hanno combattuto per noi, prima di noi,  ermettendoci di votare, avere diritti, lavorare, liberare la nostra voce… E poi oggi viviamo molto più a lungo».

Monica Bellucci in “The Girl in the Fountain”.
Una vita in tre atti
     Questa tenera vamp può essere la testimone di un tempo passato, lei che ha già molte vite dietro di sé. La prima è quella di una ragazza nata a Città di Castello, inUmbria. Suo padre gestisce un’attività di trasporti, sua madre si occupa della casa. «Ero figlia unica, ma circondata da una grande famiglia con tanti cugini. La mia infanzia è stata quella di una ragazza di provincia, semplice, rassicurante e tranquilla. Tutt’a un tratto, ci si sente stretti e viene voglia di andare a vedere cosa sta succedendo altrove».
     Atto II: un amico di suo padre, che gestisce un’agenzia di moda, le propone di posare per un servizio fotografico. Monica, 16 anni, incomincia la carriera dimodella pur proseguendo gli studi, fino a iscriversi a giurisprudenza all’università di Perugia. «Poi ho iniziato a lavorare sempre di più, e così bye bye università ». Il seguito? Lo conosciamo. Topmodel, è diventata il volto diDolce&Gabbana, Dior, Revlon… E, soprattutto, l’emblema universale della bellezza. Viene notata in una breve scena del Dracula di Coppola.
     Atto III: il cinema. Ha 25 anni, ha già viaggiato per il mondo e non dipende da nessuno. «Girare film era il mio sogno di bambina. Aver avuto una prima movimentata esperienza di vita mi ha aiutata a fare il grande passo. Immagino che sarebbe stato più complicato se avessi iniziato a 18 anni arrivando direttamente da Città di Castello». Frequenta quindi corsi di recitazione teatrale a Roma, e successivamente studia con un coach a Parigi, dove partecipa a un casting dopo l’altro, per essere infine scelta per L’appartamento di Gilles Mimouni. Questo film del 1996 lancerà la sua carriera e segnerà l’inizio della grande storia d’amore con Vincent Cassel, futuro padre delle sue due figlie.
     Gireranno insieme cinque film, tra cui Irréversible di Gaspar Noé: la deflagrazione del 2002, l’opera scandalo del Festival di Cannes. Monica Bellucci impersona Alex, bellezza voluttuosa violentata e sfigurata da un bullo in un tunnel durante una scena da antologia della durata di nove minuti. Indubbiamente il ruolo più scioccante della sua lunga filmografia. Con impressionante naturalezza interpreta la parte di questa eroina distrutta.
Audace e disinvolta
     «Nessun’altra attrice avrebbe potuto interpretarla» afferma Gaspar Noé. «Quanto erano belli lei e Vincent! Li rivedo coccolarsi tra una ripresa e l’altra, erano davvero una coppia innamorata, e questa tenerezza si percepisce sullo schermo» sottolinea il regista. «Monica è l’attrice più audace che conosco. È entrata nel ruolo senza farsi troppe domande. Ricordo la sua disinvoltura davanti alla telecamera… Non c’è nessuno del suo calibro che avrebbe potuto portare il film tanto lontano. Non le importava niente di quello che avrebbe detto la gente, una vera punk».
     «Ho accettato questo ruolo perché mi sono
sentita in una situazione di assoluta protezione» afferma Monica Bellucci. «Con Gaspar, di cui conoscevo il talento, con Albert Dupontel, per il quale nutrivo un’immensa ammirazione, e con Vincent, ovviamente. Anche con Joe Prestia, che interpreta il ruolo dell’aggressore, c’è stata grande sintonia. C’è una violenza inaudita in questo film, ma anche tanto amore e poesia, due componenti senza le quali non sarebbe diventato una pellicola cult ovunque».
     L’attrice ricorda anche l’adrenalina distillata dal cinema di questo decennio. «Èstato il grande periodo deiMathieu Kassovitz, dei Jan Kounen, oltre a Noé… Eravamo giovani, trasgressivi e pieni di energia» sottolinea come per esprimere l’attaccamento a questo clan. Tuttavia l’attrice, che ha interpretato una sessantina di lungometraggi, assicura di non appartenere a nessuna categoria cinematografica, avendo sempre oscillato tra filmd’autore e superproduzioni internazionali, citando Malena, Matrix, Asterix e Obelix e La passione di Cristo, e ringraziando allo stesso modo registi come Philippe Garrel, SamMendes eEmir Kusturica. Della sua nativa Italia dice anche di aver conservato il  emperamento vulcanico e l’istintività «che si è però notevolmente attenuata in Francia. Ho imparato l’arte francese dell’autocontrollo» aggiunge ridendo. Intanto è arrivato il momento di prendere il volo verso Roma e il suo destino cinematografico. Avanti Monica!


 
  2021/05/28
Monica Bellucci sulle copertine Io Donna
Published by: |   Comments Off on Monica Bellucci sulle copertine Io Donna      Read MORE      Filed Under: MAGAZINE
 
 
  2021/04/24
Monica Bellucci : “Quand j’ai débuté, je n’aurais jamais...
Published by: |   Comments Off on Monica Bellucci : “Quand j’ai débuté, je n’aurais jamais imaginé être encore sur les plateaux à 50 ans”      Read MORE      Filed Under: MAGAZINE
 

Une sorcière dans un film pour enfants, Anita Ekberg, La Callas, une série… Pas de temps mort pour l’ardente “Bellucci” qui enchaîne les tournages. Confidences de l’actrice italienne la plus indispensable du cinéma français.

Monica Bellucci est pressée. Elle est de passage à Paris, chez elle, mais prend bientôt l’avion pour l’Italie. Elle part «faire la sorcière», confie-t-elle mystérieusement. «Je dois préparer ma valise», ajoute-t-elle avec ce petit accent latin tonique et chantant qui donne un charme inouï à la moindre de ses réponses. Crise sanitaire oblige, l’interview de l’une des plus belles femmes du monde a lieu par téléphone. Un peu frustrant, forcément, de ne pas avoir la possibilité de contempler son visage de madone éclairée, ses yeux profondément noirs et cette bouche en cœur naturellement si bien dessinée.

Tant pis, on écoutera sa voix cadencée, tour à tour enfiévrée et veloutée, et on retiendra surtout l’extrême gentillesse de celle qui, malgré le timing serré, prend toujours le temps de parler avec patience, courtoisie et égards. Monica Bellucci part faire la sorcière ? «Une sorcière bienveillante qui sauve des enfants», précise-t-elle. C’est pour le film La Befana vien di notte, de la cinéaste Paola Randi. «Je n’avais pas tourné en Italie depuis 2014, et cela me fait vraiment plaisir d’y retourner. C’est mon premier film pour enfants, je m’amuse beaucoup.»

Sans répit

L’actrice italienne, qui vit en France, a enchaîné les tournages. Pour elle, pas d’immobilité forcée, même si elle est partie l’an dernier se confiner quelque temps sur la côte basque avec ses deux filles – Deva, 16 ans, et Léonie, 11 ans. Rentrée depuis à Paris, elle détaille un agenda 2020 qui n’a rien d’une sinécure. Premier tournage avecThe Girl in the Fountain, d’Antongiulio Panizzi, où elle interprète la cultissime Suédoise Anita Ekberg (La Dolce Vita), qui fait partie des actrices de l’âge d’or d’un cinéma italien qui a bercé son enfance : Silvana Mangano, Gina Lollobrigida, Sophia Loren, Monica Vitti et Anna Magnani, «des noms que la jeune génération ne connaît pas mais qui m’ont tellement inspirée», souligne-t-elle.

Ensuite, elle a rejoint le plateau des Fantasmes, des frères Foenkinos, où elle forme un couple avec Carole Bouquet, puis a tourné la série L’Amour flou, une création de Canal+ tirée du film de Romane Bohringer. «C’était tellement émouvant de retrouver Romane. C’est avec elle que j’ai tourné il y a vingt-six ans mon premier film français : L’Appartement.» Autre actualité trépidante : L’homme qui a vendu sa peau, le long-métrage qu’elle a tourné avec la réalisatrice tunisienne Kaouther Ben Hania, nominé pour les Oscars 2021 comme meilleur film étranger.

Sur les planches

Dès que les théâtres rouvriront, la Bellucci reprendra aussi sa pièce La Callas, mise en scène par Tom Volf, où elle lit, seule en scène, les lettres intimes de la diva grecque. Elle l’a jouée successivement à Paris au Théâtre des Bouffes Parisiens, puis au Studio Marigny. Une première pour cette actrice qui n’était jamais montée sur les planches. Pourquoi ? «En lisant ses Mémoires, j’ai été littéralement envoûtée. Cette dualité entre l’immense artiste et la femme forte qu’elle était, et sa sensibilité à fleur de peau d’amoureuse impuissante, m’ont bouleversée. C’est une femme qui a eu le cœur brisé par Onassis, et en est probablement morte. Sa plus grande souffrance, disait-elle aussi, était de ne pas avoir eu d’enfants…»

Un sujet qui lui parle, elle qui affirme volontiers que ses deux filles sont la chance de sa vie, sa priorité absolue, et que ses maternités successives – à 39 puis 45 ans – lui ont fait découvrir une autre part d’elle-même. «Mais attention, précise-t-elle, ce n’est pas pareil pour toutes les femmes. J’ai plein d’amies qui n’ont pas d’enfants et qui expriment leur féminité tout aussi puissamment.» (c)