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2017, may — ELLE (Italy) — A PARIGI UN NEMICO INVISIB...

«A PARIGI UN NEMICO INVISIBILE»

di Antonella Matranga

Monica Bellucci preoccupata per il pericolo terrorismo. Intanto è protagonista nel film On the Milky Road. Dove riflette sull’amore, sulla bellezza e su una nuova maturità. L’intervista.
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Da una parte una donna in fuga, prigioniera della sua bellezza. Dall’altra un musicista che ha visto l’orrore e che, incurante dei pericoli, porta il latte alle truppe al fronte, accompagnato da un mulo e un falco. Lei è Monica Bellucci, lui è Emir Kusturica: sono i protagonisti (lui è anche regista) di On the Milky Road, nelle sale italiane dall’11 maggio. Un film poetico, violento e allo stesso tempo dolce, dove la diva italiana incarna un’ideale di bellezza dolente e perseguitata. «La bellezza provoca curiosità, anche malsana, e in molti suscita il bisogno di distruggere chi possiede quella bellezza. Non dimentichiamoci che ogni tre giorni una donna muore per mano di qualcuno che professa di amarla», dice Monica con la sua voce roca, un po’ affaticata, ma che la rende ancora più sensuale, bella e luminosa.

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DOMANDA: Il film di Kusturica racconta la guerra, ma è soprattutto una storia d’amore fra due adulti.
RISPOSTA: Si, ed è la cosa che amo di più. Il cinema sembra aver dimenticato che si può amare con intensità, e fare sesso con passione, anche da adulti. Come se questo creasse imbarazzo.
D: Come descriverebbe i due protagonisti?
R: I due personaggi sono anime allo sbando. Lei è una donna in fuga, braccata da un uomo che per lei ha perso la testa e ha ucciso la moglie. Lui è un uomo che dopo la guerra non ha niente da perdere, nemmeno il futuro. Si trovano, si amano e si ridanno speranza.
D: È vero che Kusturica l’ha sottoposta a diverse sfide?
R: É stato un film molto fisico da girare. Emir (Kusturica, ndr) mi ha fatto recitare in serbo, saltare da dieci metri, mungere le vacche, entrare in un pozzo, nuotare in uno stagno melmoso e tanto altro ancora. Con lui entri in un’altra dimensione, senza tempo, fantastica, poetica. Ogni volta che dicevo: «No, questo non lo posso fare», lui mi rispondeva: «Se ci fosse la Bullock lo farebbe subito!» e così mi convinceva.
D: Un set durato tre anni, in un periodo decisamente cruciale della sua vita.
R: Ero nel pieno di un cataclisma personale (il divorzio da Vincent Cassel, ndr), e sapevo che ogni estate avevo appuntamento sul set in Serbia. È stata una produzione complessa, tutta in esterno, sempre esposti alle variazioni del tempo. Questa esperienza mi ha cambiato, mi ha reso felice, mi ha messo alla prova. L’uscita nelle sale corrisponde per me all’inizio di una nuova vita.
D: Nel film il suo personaggio parla della bellezza come una condanna. Lei ha provato lo stesso sentimento?
R: Per me è stato un regalo della vita. Qualcosa di buono che però passa.
D: Oggi è cambiato il rapporto con la sua bellezza? Con l’amore, con gli uomini?
R: Con la bellezza no, sono sempre una donna che si cura. Ci tengo a non apparire trasandata, ecco. Con l’amore e con gli uomini, invece, le cose sono cambiate eccome. Ho attenuato le distanze e il bisogno di tenere sotto controllo tutto, così i rapporti sono diventati migliori. Come nel film, credo che anche in età adulta si possa vivere un amore pieno di desiderio.
D: Da molti anni non gira un film in Italia. Come mai?
R: Purtroppo in Italia, tranne i grandi nomi come Sorrentino, Garrone e via dicendo, non si fanno tanti film. Il talento c’è, secondo me, ma non si ha il coraggio di rischiare in nuove idee. Soprattutto si investe poco, rispetto alla Francia e ad altri Paesi. E questo non vale solo per il cinema, ma anche per l’arte in generale. Come possono nascere nuovi talenti in questo modo?
D: In compenso i francesi l’hanno eletta madrina della 70esima edizione del Festival di Cannes.
R: È la mia seconda volta (la prima nel 2003, ndr) e ne sono molto onorata. Cannes è un festival senza il quale la mia carriera cinematografica non sarebbe stata possibile. È un festival importante perché dà la possibilità a tutte le voci e i generi del cinema di potersi esprimere. Ci sono arrivata con due film piccoli come Irreversible di Gaspar Noé e Le meraviglie di Alice Rohwacher, che grazie a Cannes hanno avuto la possibilità di essere visti nel mondo.
D: Vive a Parigi da molti anni. Oggi si sente più italiana o francese?
R: Io sono italiana. Voto in Italia. La Francia è il paese che mi ha dato affermazione nel lavoro e una famiglia. Vivo a Parigi con le mie figlie, ma mi sento una cittadina del mondo. Amo Roma per la sua bellezza, Parigi per il suo profondo spirito laico e da un po’ di tempo ho scoperto Lisbona, una città che ha in sé una dolcezza di vivere che mi attrae molto. Vorrei trasferirmi lì con le mie figlie.
D: Questa scelta dipende anche dalla situazione drammatica di tensione che sta vivendo Parigi?
R: Non del tutto. Però non nascondo una certa preoccupazione. Anche perché si è di fronte a un nemico che non si conosce, che può essere chiunque e dovunque.
D:  L’11 maggio esce in Italia anche Incontri clandestini (Rizzoli, pp. 162, 18 euro), un libro-incontro dove, attraverso le domande di Guillaume Sbalchiero, lei racconta la sua vita.
R: Un incontro meraviglioso con questo giovane scrittore francese, anch’esso durato tre anni, in cui ho provato a esorcizzare tutto quello che mi stava accadendo, riflettendo su la mia vita privata, pubblica e professionale con estrema libertà, lasciandomi andare all’emozione e senza nascondere le mie fragilità.

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