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2017, may — Vanity Fair (Italia) — Monica Bellucci: La ragazza che non sono più

Monica Bellucci: La ragazza che non sono più

Il nuovo film (e fanno 60), il doppio ritorno in Tv (Twin Peaks vi dice niente?),
l’impegno a Cannes, un libro su di lei: MONICA BELLUCCI
si è lasciata alle spalle il «cataclisma» della separazione e adesso
«vado incontro felice al tempo che passa». Grazie anche a un mistero «eccitante»
e a due bambine che la fanno sentire «antica»
di PAOLA JACOBBI foto GIANLUCA FONTANA

«INTORNO C’ERA LA MIA VITA CHE SCOPPIAVA. SONO STATI ANNI TRAVOLGENTI»

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Non so bene perché ma, a un certo punto di questa intervista, ho citato Vita coi figli, un film televisivo diretto da Dino Risi tra il 1989 e il 1990. Una delle prime apparizioni di Monica Bellucci in Tv, il primo passo per sganciarsi dalla carriera di modella. Monica è scoppiata a ridere fragorosamente. «Vita coi figli!!! Quando non sapevo nulla, ma nulla di nulla di tutto questo».
«Tutto questo» è una sessantina di film in quasi trent’anni di cinema, è la popolarità, sono i riconoscimenti (la Legion d’onore che il presidente Hollande le ha appuntato su un impeccabile abito nero nel novembre scorso all’Eliseo), sono le copertine, i contratti pubblicitari, e soprattutto una forma di devozione e simpatia che poche riescono a conquistarsi nel mondo dello spettacolo. Questa primavera, al cinema e altrove, ci sarà una specie di Bellucci festival diffuso, per tutti. Esce in sala l’11 maggio On the Milky Road — Sulla Via Lattea di Emir Kusturica, passato alla scorsa Mostra di Venezia. Arriva in televisione la terza stagione della serie Mozart in the Jungle dove entra in scena, per la prima volta, il personaggio della cantante lirica italiana Alessandra, interpretato indovinate da chi. In libreria, in contemporanea in Francia e in Italia, troverete Incontri clandestini, un libro su Monica Bellucci scritto da Guillaume Sbalchiero (Rizzoli): non è né una raccolta di fotografie né una biografia classica, ma una lunga riflessione sulla vita e il cinema, quasi un libro filosofico. Citare Freud, Kant e Ungaretti non le impedisce di continuare a essere un simbolo di glamour, e infatti il 17 maggio sarà lei la maîtresse de cérémonie del 70esimo Festival di Cannes. Festival durante il quale verrà presentato l’attesissimo nuovo Twin Peaks di David Lynch. E Monica fa parte del cast. Le chiacchiere sulla sua separazione, avvenuta quattro anni fa, da Vincent Cassel (legato oggi a Tina Kunakey, una modella di 19 anni) sono forse il rovescio di una medaglia così splendente. Le chiedo se anche per lei ci sia qualcuno di nuovo. Mi fa capire con un sorriso che è felice e che la sua vita di donna è «eccitante».
E non mi dice niente di più?
«Non glielo dico adesso, e non credo che lo dirò in futuro. Oggi più che mai, con due figlie che crescono, sento il bisogno di proteggerle».
Però va detto che, a volte, il lavoro si sovrappone un po’ alla vita privata. Penso al film di Kusturica, girato nell’arco di più di tre anni, anni cruciali per lei.
«Vero. Mentre ero nel pieno di un cataclisma personale, un periodo davvero molto difficile, sapevo che ogni estate avevo questo appuntamento sul set in Serbia, Montenegro, Bosnia… Un film complicatissimo, tutto in esterno, sempre esposti alle variazioni di clima. Con Emir mi sono tuffata nei ruscelli, ho munto le mucche, lottato con i serpenti e mi sono arrampicata circondata da capre. Certo non mi sono annoiata».
Paura?
«Insomma: io non sono né un tipo atletico né un tipo spericolato, quindi non è stato facile. Nel frattempo ho fatto altre cose, un film in Canada (Ville-Marie, ndr), Spectre e Mozart in the Jungle. E poi c’era la mia vita intorno che scoppiava. Sono stati anni travolgenti. Io credo che l’incontro con questo progetto, se si crede ai segni, sia stato fortemente simbolico».
Perché?
«Perché ho conosciuto Kusturica in un ascensore. Un ascensore che scendeva, che mi ha portato nel mondo sotterraneo di un regista geniale. La fine della lavorazione del film e adesso la sua uscita in sala corrispondono per me all’inizio di una vita nuova».
In che senso?
«Le rispondo con la frase che pronuncio in una scena di On the Milky Road: “Sono la ragazza che sono stata e che non sono più”. Significa che vado incontro al tempo che passa, non mi ci scontro. A vent’anni, se mi immaginavo nel futuro, pensavo già alla morte. Oggi, sento che ogni età è semplicemente un altro modo di continuare a vivere con me stessa. Credo che non sia una sensazione solo mia, ma una conquista delle donne della mia generazione. Abbiamo molto più rispetto di noi stesse, ci vediamo belle e realizzate anche a 40, 50, 60 e 70 anni. Si guardi intorno: l’età non è più un ostacolo come lo era per le nostre madri e le nostre nonne».
È il segnale di una battaglia vinta contro gli uomini?
«Non sono mai stata in guerra con gli uomini. Primo, perché sono eterosessuale e con quella parte del mondo devo convivere. Secondo, perché agli uomini io devo molto, professionalmente. Che mi abbiano fatto un monumento come Giuseppe Tornatore in Malèna o che mi abbiano rappresentata vittima come Gaspar Noé in Irréversible, mi hanno regalato personaggi meravigliosi».
Lei racconta sempre di essere stata un’adolescente ingestibile. La sua primogenita Deva ha 12 anni, e si sta avvicinando a quell’età. Come vanno le cose?
«È ancora piccola, non ha ancora fatto quel passo, ma se buon sangue non mente tra un anno o due ci saranno delle belle urla all’italiana in casa nostra».
Come sono le sue figlie?
«In salute, brave a scuola, cosmopolite, parlano cinque lingue. Hanno viaggiato molto con me, si adattano a dormire in un albergo o in una casa diversa, senza farsi destabilizzare dai cambiamenti. Spero di essere riuscita a dar loro quella sicurezza che viene da dentro, quel sentirsi amate che ti dà forza nella vita».

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Hanno aspirazioni creative?
«Tutti i bambini ne hanno. Tutti i bambini sono potenzialmente performer spontanei. Poi vedremo se, essendo figlie d’arte, il morso del lupo si tradurrà in qualcosa di più. In questo periodo mi insegnano loro un sacco di cose, mi fanno scoprire i loro cantanti, i loro gusti, cose di cui io non so niente, e infatti ogni tanto mi dicono: “Mamma come sei antica!”. Le ho portate a vedere Justin Bieber, saltavano come due matte. Le seguo nei compiti, le porto al museo, anche se ogni tanto sbuffano, ma cerco di dedicare loro più tempo possibile. Tra un film e l’altro trascorriamo sei, sette mesi sempre insieme».
Va a Cannes per la seconda volta come madrina, ci è stata diverse volte per presentare film, e come giurata nel 2006, sotto la presidenza del regista Wong Kar-wai. Che cosa ricorda di quell’esperienza?
«Bello, però molto impegnativo. Io non sono una giornalista abituata a vedere tre film al giorno, ho bisogno di assorbirli uno alla volta. La discussione finale fu molto accesa, l’ultima votazione avvenne alle due del pomeriggio, poche ore prima della premiazione. Mi ero battuta come un leone fino all’ultimo perché venisse dato un premio importante a un film (la Palma d’Oro andò a Ken Loach, ndr) ma non ce l’ho fatta».
Quale film?
«Non posso dirlo. Si resta giurati per sempre».
Quando si è famosi come lei, il giudizio esterno oscil  tra due opposti: l’estrema lusinga e l’odio feroce. Lei come vive critici e adulatori?
«Essere sempre nella luce può essere faticoso, ma se hai scelto di fare questo lavoro lo sei per forza. Con gli anni impari a relativizzare. Da giovane, una recensione cattiva mi faceva stare male, mi sentivo offesa personalmente. Oggi penso due cose: primo, chissenefrega, e due, magari hanno anche ragione».
Pensa di essere migliorata negli anni?
«Qualcosa di buono devo aver pur fatto, visto che continuano a chiamarmi».
Nel libro racconta di avere provato l’ipnosi e l’ayahuasca, un infuso psichedelico amazzonico. Mi ha stupito.
«Ha ragione a stupirsi perché non sono interessata a nulla che abbia a che vedere con la perdita di controllo. Non mi sono mai ubriacata né drogata. Queste esperienze di cui parlo nel libro risalgono a circa vent’anni fa. Momenti di curiosità, nella vita a volte si ha bisogno di capire se è possibile aprire le porte dell’inconscio. Oggi non credo lo rifarei».
Devo farle un’ultima domanda, che forse non le piacerà. La stampa internazionale ha divulgato l’ipotesi che lei avrebbe lasciato suo marito perché lui conviveva in Brasile con un’altra donna mentre eravate ancora sposati. È andata così?
«Non ho problemi a rispondere. Il passato è passato. Il divorzio è avvenuto quattro anni fa. Per me è una vicenda chiusa, adesso voglio vivere il presente ed essere felice».

Scervino. Hanno collaborato Ji Hyun Kim e Gemma Bedini.
Make-up Letizia Carnevale. Hair John Nollet
per Park Hyatt Place Vendôme. Manicure Marcea Gomes.
Si ringrazia per l’ospitalità il Dipartimento Hauts-de-Seine,
proprietario del Domaine de la Vallée-aux-Loups
— Île Verte a Châtenay-Malabry (Francia).


Published by: admin
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