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Monica Bellucci è Maria Callas: «Lei raccontò il dolore di noi donne»

L’attrice interpreta la Divina nello spettacolo in scena il 26 agosto al Festival dei Due Mondi di Spoleto. «Sarò per sempre sexy? L’età non conta, la sensualità è energia»

SPOLETO «Io penso che si parli tanto della sua vita tragica. Lei ha scelto la vita che voleva…». Monica Bellucci a Spoleto «è» la Divina, Maria Callas, ne indosserà anche un abito in Maria Callas. Lettere e memorie in scena mercoledì 26 agosto al Festival. La sua idea è originale, spiazzante: il grande soprano non era predestinata all’infelicità, come diceva Zeffirelli, ma una donna e un’artista «che si è battuta per le sue emozioni». Maria diventa un inno alla forza, alla bellezza, al sole della femminilità.
Chi è Maria Callas per lei?
«Ha vissuto di passioni forti, è stata una donna moderna per l’epoca e per i suoi sentimenti, ed è la cosa che l’ha uccisa. Quando si andava all’opera, si andava a vedere e sentire Maria Callas. Questa dualità tra la diva e la donna è l’aspetto interessante».
E la fragilità?
«Era sensibile, non fragile. Aveva un cuore semplice. La chiamavano la tigre».
La sua prima volta a teatro avviene nella sua Umbria.
«Lo spettacolo l’ho recitato a Parigi in francese, qui e ad Atene lo faccio in italiano, poi in inglese a Londra, New York, Mosca. Come sono stata convinta? Tom Volf, autore e regista, mi ha dato una lettera che la Callas aveva scritto a Onassis e una sua memoria sulla fede in se stessi, e non ho saputo resistere».
Tom Volf, nel documentario che portò alla Festa di Roma, mostrò anche il lato cannibalesco e canagliesco dell’armatore greco…
«Sì, dopo tanto amore… Tom ha fatto grandi ricerche, tramite il maggiordomo e la femme de chambre di Maria. Fu una storia travagliata, dopo tanto amore. All’inizio lei scrive che la fece sentire la regina del mondo, con quella sua aria da furfante. Non tutte le donne hanno potuto vivere quelle emozioni. Il suo più grande cruccio fu di non avere una famiglia e dei figli, di non avere avuto la possibilità di vivere la maternità. Questo la uccise anche di più della storia d’amore».
Lei ha sofferto per amore?
«Certo, è così che si impara nella vita, ma non come lei».
La Callas bruciò tutto in 13 anni, fino al 1965. Una meteora che ha cambiato il modo di cantare e recitare, rompendo ogni convenzione.
«La coincidenza è che due anni fa ho preparato il personaggio di una diva nella serie “Mozart in the Jungle” studiando tre cantanti, Anna Netrebko, Montserrat Caballé e Maria Callas».
Cosa le chiederebbe?
«Ho l’impressione di averla nella pelle, ha raccontato il dolore di noi donne. I rapporti più difficili li aveva con le persone che amava di più, la madre, la sorella, gli uomini. La sua vita somiglia a un’opera, e anche la sua morte».
A che punto è della vita?
«Non avrei mai pensato che a 55 anni avrei potuto cercare una nuova crescita. E sono qui a fare teatro. Ho appena finito il film “The Girl in the Fountain” di Antongiulio Panizzi su Anita Ekberg».
Altra icona.
«Non credo che con Maria si sarebbero amate. Se sarò bionda? In alcuni momenti. Ci saranno Fellini e Mastroianni in pezzi di repertorio. È interessante che a un’attrice si chieda di diventarne un’altra. Riscopriremo cose, di Anita e di quel cinema, che i giovani non conoscono più. Anita è stata una donna estremamente appassionata per essere una nordica, e aveva scelto l’Italia».
Monica, la donna sexy per l’eternità: si è abituata o le fa ancora piacere?
«…Clint Eastwood è sensuale e non ci puoi far niente. Quanti anni ha non fa niente. La sensualità è energia».

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